Come Ricevere Un Regalo Al Giorno

Se vi dicessi che ogni giorno mi arriva a casa un pacco da Amazon, che quasi mai pago per riceverlo e che quando pago al massimo pago 99 centesimi per vestiti, trucchi, accessori e via dicendo… voi cosa mi dite?

E se vi dicessi che l’unica cosa che serve per farlo è avere un account Amazon, che non si forniscono i propri dati a nessun altro e che è tutto perfettamente limpido e legale?

Troppo bello per essere vero?

No. Troppo bello E BASTA.

Da un mesetto a questa parte, a casa mia è sempre Natale. Grazie al passaparola ho scoperto il mio hobby preferito: testare prodotti e recensirli su Amazon! Mi diverto da matti a cercare le cose che mi piacciono, candidarmi, ordinare… ma soprattutto è bello l’arrivo del pacco!!! Ho ricevuto vestiti, prodotti per il corpo full size, articoli da campeggio, cartucce per la stampante, collari, gioiellini per le mie cagnoline e chi più ne ha più ne metta!

Io sono stata contenta quando mi hanno detto questa cosa, quindi la dico a voi perché non so quanto sia diffusa questa “moda” in Italia. Qui spopola!!! E tutto avviene attraverso il sito di AMZ Review Trader.

Basta andare qui: https://www.amzreviewtrader.com/

Noterete che ci sono tanti prodotti con prezzi diversi, perché non ci sono solo prodotti gratis o a pochi centesimi. Ma si può scegliere cosa recensire, quindi io di solito uso i filtri per trovare quello che vorrei a costo zero o quasi.

Ecco i filtri che si trovano nella homepage:

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Prima di tutto scegliete la piattaforma .it come vedete nella foto, poi potete usare la barra di ricerca in alto (quella dove c’è scritto Search), potete filtrare per categoria (nella barra in cui c’è scritto All Products) o per prezzo (dove c’è scritto Sort by expiring ascending). Credo anche nella piattaforma italiana questi campi siano scritti in inglese. Per vedere subito i prodotti gratis o a pochi centesimi basterà filtrare per prezzo specificando Filter by Price (lowest first). Gli articoli saranno presentati in ordine di prezzo crescente, quindi i primi ad apparire saranno quelli gratuiti.

Ora mettiamo il caso che troviate qualcosa di vostro gusto. Vi servirà un account Amazon, che son sicura la maggior parte di voi ha già e un profilo su AMZ Review Trader. Basta che vi iscriviate dando la vostra email, loro vi chiederanno il link al vostro profilo pubblico su Amazon ma non vi preoccupate per questo, è un dato pubblico, solo che loro non saprebbero dove cercarlo tra milioni di utenti! A quel punto potrete tornare alla lista di prodotti e cliccare sul tasto Review Now associato ad ogni articolo. Non si ottiene l’ok sempre, i venditori tenderanno a favorire chi ha un profilo con delle recensioni, magari una foto profilo e una piccola biografia. Io per esempio ho una foto dove sono con una delle mie cagnoline, nella mia biografia ho incluso il fatto che sono appassionata di campeggio, di moda e delle mie cagnoline. Bam! Questo tipo di articoli me li concedono quasi sempre! Inoltre nella mia foto del profilo si vede che ho i capelli lunghi… chissà perché mi mandano un sacco di prodotti per capelli!

Ad ogni modo, quando la vostra candidatura sarà approvata vi manderanno un codice. E questo è il bello… perché andrete su Amazon, metterete nel carrello l’articolo, inserirete il codice promozionale e vedrete il vostro conto azzerarsi o comunque rispettare il prezzo concordato. La cosa positiva è che il vostro acquisto è garantito dai sistemi di sicurezza Amazon in quanto nessun dato verrà condiviso con AMZ Review Trader o con il fornitore. Tutto avviene tramite codice promozionale.

Una volta arrivato il pacco proverete l’articolo e scriverete una recensione su Amazon a riguardo, specificando che avete ottenuto tale prodotto con uno sconto, o gratuitamente, in cambio di una onesta recensione.

Io mi diverto da matti! Chiedo solo cose che mi piacciono realmente e ricevo qualcosa ogni giorno! Ieri per esempio mi sono arrivate le cartucce per la stampante e una luce ideale per il campeggio. Oggi è arrivato un olio per il corpo…

Sono appena entrata nella piattaforma italiana e questi sono alcuni articoli che ho trovato:

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Ma ce ne sono tantissimi, basta sfogliare le pagine (per farlo: sotto i filtri c’è il pulsante Next oppure si clicca su quel riquadro rosso in alto a destra che dice Click for next page SEE MORE PRODUCTS).

Che ve ne pare? Andate nel sito e dateci un’occhiata, leggete un poco e chissà, magari piacerà pure a voi! Spero di avervi dato una dritta utile! Fatemi sapere se vi interessano questo tipo di post perché questo non è l’unico sito che conosco, ci sono molte opportunità nel web!

A presto!

 

Cucinare con la Coca Cola???

…Ebbene si, avete letto bene. Cucinare con la Coca Cola.

Non lo trovate terribile? Qui negli Stati Uniti è una pratica abbastanza diffusa, si usa per cucinare la carne nella pentola Crock Pot, che è una pentola di coccio inserita in una base elettrica munita di resistenze. Con questa pentola si possono cuocere gli alimenti per ore e ore… Sei, sette ore… immaginate il brasato, lo stracotto, il ragù… che bontà con la Crock Pot!

Io in cucina al massimo ho sfumato del vino, aggiunto brodo, ma mai e poi mai avrei pensato di cucinare con la Coca Cola.

Finché un giorno è apparso un video su YouTube. Ma non un video di uno YouTuber qualsiasi, no… un video di Food Emperor, uno che sa quello che fa! E che vi consiglio di andare a guardare, anzi… ve lo chiedo per favore! È un genio svedese che parla italiano e vi insegna come cucinare alcuni piatti straordinari facendovi piegare dal ridere. Insomma, ho guardato il suo video “L’agnello Marocchino del Futuro” in cui spiega che nella cucina marocchina si usano le spezie che si trovano nella Coca Cola. Mi si sono accesi tutti i campanelli… se lo dice lui ALLORA È VERO. Inoltre, aggiungo io, la Coca Cola contiene acido fosforico e questo conferisce alle carni una morbidezza unica.

A questo punto -ho pensato- è da fare, basta.

Non mi sono cimentata nell’agnello marocchino del futuro. Trovare l’agnello qui in Florida è complicato, così ho fatto una ricetta classica da queste parti: Barbecue Beef Ribs, che sono le costolette con salsa barbecue.

Ve la faccio breve. In una ciotola versate un bicchiere di zucchero di canna, un cucchiaino di sale, uno di pepe, uno di cipolla in polvere, uno di aglio in polvere, mezzo di pepe di cayenna e mescolate il tutto ben bene. Questo si chiama rub e si massaggia sulle costolette, su entrambi i lati. Poi adagiate le costolette nella pentola spenta, un’oretta diciamo, per riposare un po’ e lasciare che il rub penetri nelle carni.

A questo punto si riempie la pentola di Coca Cola facendo attenzione a versarla di lato, per non farla cadere direttamente sulla carne e portar via il rub. Le costolette devono rimanere completamente immerse nel liquido. Si accende la pentola al minimo e tanti saluti, ci si rivede tra 6 ore.

Dopo sei ore si prendono le costolette con una pinza usando molta attenzione, perché saranno tenerissime. Si adagiano su una teglia e si spennellano di salsa barbecue su entrambi i lati. A questo punto si mettono nel forno usando la funzione grill per 10 minuti. Pronte.

Io le costolette fatte così le avevo già mangiate e mio marito le mangia da una vita, quindi avevamo esperienza per giudicare la riuscita. Credetemi… meglio di quelle che si possono trovare in un ristorante specializzato!

Non hanno per niente sapore di Coca Cola, quello che rimane come gusto sono le spezie! E non aspettatevi un sapore dolciastro! Non più dolce della salsa barbecue, che comunque vi deve piacere.

Insomma, pollice in su per questa americanata terrificante da sentire ma meravigliosa da mangiare! Avete coraggio per cucinarla pure voi?

A presto!

…E andate a vedervi il video di Food Emperor!

Razzismo e Ignoranza

Metti che un giorno ti senti orgoglioso delle tue origini e ti metti una maglietta con la Bandiera della tua Regione. Io sono Sarda e credo un po’ tutti conosciate i 4 Mori.

Li trovi dal Papa:

BANDIERA PAPA FRANCESCO

Al Gran Premio di Formula Uno:

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Al concerto dei Black Sabbath a Londra:

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Insomma, sono un po’ovunque. E così un bel giorno mi è venuta voglia di indossare la maglietta con i Quattro Mori ed andare all’Ikea di Tampa. La maglietta la vedete qui di seguito. È tutta stropicciata, tanto non la userò mai più qui ed ora vi spiego perché.

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Qui c’è l’ossessione che qualunque cosa dici o fai potresti potenzialmente offendere qualcuno. Questa maglietta è offensiva per gli americani di colore. Anzi, neri. Perché qui non vogliono essere chiamati “di colore”. Non so se avete letto il mio post sul Galateo, vi spiegavo appunto che bisogna stare molto attenti a come si parla o agisce.

Sfortunatamente molti appartenenti alla comunità nera sono particolarmente agguerriti. Hanno chiesto l’eliminazione della bandiera degli Stati Confederati reputandola razzista, ma questo secondo me denota poca informazione storica e molta voglia di polemizzare. Se vogliamo essere puntigliosi mi viene da dire… il KKK usava la Bandiera Americana (mica quella dei Confederati!) e quindi cosa facciamo? Aboliamo la Bandiera a stelle e strisce?

Purtroppo la Bandiera dei Quattro Mori viene recepita male dalla comunità nera e per evitare polemiche mi tengo la maglietta nel cassetto. Quel giorno all’Ikea sono stata guardata male. Non da tutti, ma alcuni mi hanno lanciato occhiatacce. Meglio evitare.

Di contro nessuno, qui, si scandalizza davanti ad una Swastika nazista. I negozi di antiquariato espongono serenamente molti oggetti di questo tipo, ho visto adesivi nelle macchine, toppe nei giubbotti. Per dirla tutta… io quando ho scritto Swastika prima ho avuto un moto di repulsione. La Storia Europea è diversa da quella Americana, anche se una cosa ce l’hanno in comune: la Storia non si può riscrivere. Si può solo studiare.

Io come vi dicevo sono Sarda, vengo dal Sulcis e conosco bene la cittadina di Carbonia. Il nome così futuristico tipico degli anni Trenta viene dal fatto che era ricca di giacimenti di carbone. Fu fondata per realizzare un centro minerario. E da chi? Dal regime fascista. Cosa facciamo, cambiamo il nome della cittadina? Buttiamo giù gli edifici costruiti con un’architettura tipicamente fascista? O impariamo qualcosa da tutto questo?

Ecco, io per onorare il diritto di molti di poter esercitare la propria ignoranza, ho dovuto rinunciare al diritto di mostrare con orgoglio la mia Bandiera.

Il razzismo è un’altra cosa e non mi appartiene. E se è vero che il razzismo nasce dall’ignoranza, io sento di esserne stata oggetto.

E la prossima volta vi racconto di come a 37 anni ho scoperto di non essere bianca.

Ma questa è un’altra storia…

Il Walmart

Il Walmart è un Ipermercato. O meglio, è l’Ipermercato.

È il rivenditore con il più alto fatturato al mondo (qui i dati) e al terzo posto come numero di impiegati, secondo solo al US Department of Defense e all’esercito cinese (qui i dati). Appartiene alla famiglia Walton e come prezzi non lo batte nessuno. Io ci vado spesso!

Per via della sua convenienza è sempre pieno di gente… gente di tutti i tipi. Vale la pena andarci anche solo per guardare le persone, ci sarà sempre qualcuno di molto stravagante.

Hanno addirittura aperto un sito che pubblica le foto di questo tipo di clienti, si chiama People of Walmart.

Se è vero che un’immagine vale più di mille parole, vi lascio qualche foto. E credetemi, di gente così se ne trova più spesso di quanto si possa pensare.

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Oggi lascio che le immagini parlino per me! Che ne dite?

A presto!

Vento… Vento… Portami Via Con Te…

Oggi è Sabato, vi saluto brevemente con una piccola curiosità.

Il 1º Giugno inizierà la stagione degli uragani, che finirà il 30 Novembre. È una stagione di gran caldo e improvvise piogge che durano pochissimo… o per giorni. Le tempeste sono abbastanza comuni e il vento tira davvero forte. I fulmini squarciano il cielo e i tuoni… beh, non ho mai sentito tuoni come questi. Non per niente Tampa, dove vivo, è la Capitale statunitense dei fulmini. Una tempesta tropicale è di una forza mozzafiato, mi ricordo ancora la prima di cui ho esperienza e non dimenticherò mai il tuono che ho sentito quel pomeriggio, mentre mi apprestavo ad asciugarmi i capelli col phon… ho subito cambiato idea!

Esiste la possibilità di essere investiti da un uragano, che può essere come una tempesta tropicale moltipicata per tre quando va bene, ma può essere un evento devastante. Ricorderete l’uragano Katrina del 2005. Fortunatamente gli uragani si possono prevedere, i tornado sono molto peggio e all’inizio di Aprile ne abbiamo avuto uno. Grazie al cielo non è stato distruttivo, i venti hanno raggiunto i 65 mph (105 km/h). Sono riusciti a prevederlo solo 13 minuti prima ed erano le 6 del mattino.

Ogni Contea ha i suoi piani di emergenza e ciascuna famiglia può accedere al sito governativo, digitare il proprio nome e cognome ed avere una lista di centri di accoglienza a cui si è assegnati, studiare il percorso stradale consigliato e magari sceglierne uno che accolga anche gli animali (il nostro caso!).

Il sito offre altre informazioni, tra cui la possibilità di verificare se la propria casa sia in una zona in cui i venti possono raggiungere certe miglia orarie… nel nostro caso 140 mph (225 km/h):

windmap_largeInsomma, Madre Natura ha deciso di rivelarsi di tanto in tanto con tutta la sua bellezza e forza in Florida. Ma non nei prossimi giorni! Non ci saranno tempeste, di sicuro avremo caldo, quello si: massime di 31 – 32 gradi (che sembreranno di più per via dell’umidità) ma non è poi un grande problema, che dite?

E quindi godiamocela! Buon fine settimana, a Lunedì!

Il Bon Ton

Paese che vai, usanza che trovi. A volte un gesto innocente ed in buona fede, fatto nell’altra parte del pianeta, può tradursi in una colossale figuraccia! Pensate a delle situazioni comuni… Quando incontrate un amico che non vedete da tempo cosa fate? A Natale come fate gli auguri? Quando vi chiedono “Come stai?” voi cosa capite?

Io mi sono sempre regolata così: nel rincontrare un’amica che non vedo da tempo mi viene spontaneo abbracciarla e darle due baci nelle guance. Mi aspetto lo stesso da lei, tant’è che esiste un codice di movimento per questo gesto: si inizia dalla guancia destra e poi si bacia la sinistra (In Spagna si inizia dalla sinistra! Quanti baci sulle labbra ho preso, per errore!)

A Natale gli auguri si fanno con il classico bacio ed abbraccio, si dicono belle parole augurando ogni bene, le nonne piangono commosse.

Infine il Come Stai. “Come stai Frà?” – “Bene, grazie! Sono appena uscita da una brutta influenza, guarda…” – Ohhh non dirmi niente, pensa che a casa ci siamo passati tutti e… [bla bla bla inizia il bollettino di guerra]”.

Ecco, tutto questo, qui, non è corretto. E quindi vediamo insieme qualche esempio di Bon Ton all’americana!

Le persone si salutano di solito senza toccarsi. Al limite, tra buoni conoscenti, ci si stringe la mano e in caso si abbia una discreta confidenza ci si abbraccia facendo toccare la propria spalla destra con la spalla destra dell’altra persona, col viso girato (le guance non si toccano) e mantenendo distanza tra i rispettivi petti. L’abbraccio come lo intendiamo noi è riservato a persone con cui si ha un profondo legame affettivo: un genitore, un coniuge, un amico carissimo. Lo spazio personale è visto come qualcosa di inviolabile. Quindi non ci si accalca nelle file, non si parla alle persone stando troppo vicini, non le si tocca nella conversazione – sempre che non ci sia un grande rapporto di confidenza.

Va da sé che a Natale si dice “Buon Natale” e non c’è bisogno di accompagnare l’augurio con baci, abbracci e sentimentalismo.

“Come stai?” non vuol dire necessariamente che ci stiano chiedendo di raccontare come stiamo. È una forma di saluto a cui al limite si risponde good, bene. Sempre. Anche con una gamba ingessata. Non si parla di questioni di salute, sempre che non si stia parlando con una persona molto cara.

Non si commenta l’aspetto fisico di una persona, i vestiti, il colore della pelle, le scelte religiose, la provenienza. Dovreste vedere quanta cautela e quanti giri di parole usano quando, sentito il mio accento straniero, mi chiedono da dove io provenga. Hanno paura sia una domanda offensiva e quindi fanno giri e rigiri, un po’come Fantozzi quando gli si intrecciavano “i diti”.

FANTOZZI

Non voglio dilungarmi troppo, ci sarebbero tanti altri esempi da citare. Se posso permettermi di dire la mia, io credo che la maggior parte delle volte gli americani si sentano troppo “legati”da queste regole. Avrebbero voglia di fare più domande, di non temere di offendere qualcuno con ogni minimo gesto, di essere più spontanei. Sono persone tendenzialmente molto allegre, lavorano duro ma poi vogliono divertirsi. Ho sempre incontrato persone con una gran voglia di chiacchierare e una cosa che ci “invidiano” è proprio la libertà di fare, disfare, parlare. Quando vanno in Europa non si devono vergognare di fumare una sigaretta in pubblico. Possono chiedere una birra al fast food (qui non la vendono proprio)… insomma: possono rilassarsi.

Quante volte mi son sentita dire “Eh, ma tu sei Europea, voi siete avanti!” …E dire che per una vita ho creduto che fossero gli americani quelli avanti! Ebbene, per quanto riguarda la ricerca, le innovazioni si, sono avanti loro. In quanto a stile di vita… vinciamo noi alla grande!

E quindi voi italiani che mi leggete, godetevela anche per me!

A presto!

Robert La Bambola

Oggi vorrei raccontarvi una storia inquietante che ha ispirato un film dell’orrore… vi racconto di Robert, la bambola di Key West.
Robert the Doll

Robert the Doll, Courtesy of Susan Smith on Flickr

Key West è un’isola nell’estremo sud della Florida ed è un posto meraviglioso, conosciuto per le bellissime spiagge di sabbia bianca ed un’atmosfera tipicamente tropicale.

Siamo alla fine del 1800 e la famiglia Otto vive in una imponente mansion, una grande e bella casa oggi nota come “The Artist House”. Thomas Otto, il capofamiglia, era noto per essere molto severo nei confronti dei suoi servitori ed un giorno licenziò la bambinaia che si occupava di suo figlio Robert – una donna haitiana – colpevole, secondo la signora Otto, di praticare la magia nera.

Prima di lasciare la casa, la donna lasciò una bambola in dono al piccolo Robert, che all’epoca aveva circa cinque anni. Era una bambola alta quasi un metro, aveva dei bottoni al posto degli occhi, dei bei capelli biondi (che si crede appartenessero proprio al bambino) ed era riempita con della paglia.

Robert The Doll

Robert the Doll, Courtesy of Cayobo on Flickr

Il piccolo Robert si affezionò moltissimo alla bambola e la chiamò con il suo stesso nome. La portava sempre con sé in ogni momento della giornata e la vestiva con i suoi vestiti.

In casa però iniziarono a succedere fatti strani, i signori Otto pensavano che il piccolo Robert stesse attraversando una fase di monellerie e che facesse loro dei dispetti. Cercarono di non dargli troppa corda fino al giorno in cui trovarono la cameretta del figlio completamente a soqquadro. Robert venne messo in punizione ma si ribellò gridando che non era stato lui, che era stata la bambola e che era dispettosa anche con lui, che la notte lo teneva sveglio raccontandogli delle storie spaventose! Ma i genitori non gli credettero.

Fino a quando un bel giorno i signori Otto invitarono degli ospiti a casa e durante la conversazione questi chiesero come mai il piccolo Robert non fosse sceso a salutarli e fosse rimasto in camera sua, al piano di sopra, a giocare. Perché lo sentivano ridere e fare del rumore. Immaginatevi lo stupore dei coniugi Otto… dal momento che il bambino era a scuola.

Molti altri fatti davvero inquietanti accaddero in quella casa. Cosicché chiusero la bambola in soffitta per anni e la lasciarono lì quando vendettero la casa ad un’altra famiglia che aveva una figlia di dieci anni e che la trovò. Questa bimba oggi è una donna adulta e tuttavia sostiene di essere stata aggredita dalla bambola.

La casa venne venduta ancora e l’ultima proprietaria, Myrtle Reuter, la donò al museo Fort East Martello nel 1994. La bambola Robert è ancora lì, esposta al pubblico dentro una teca. Pare che per scattargli una foto si debba prima chiedergli il permesso. Alcuni non l’hanno fatto e raccontano di aver avuto un malfunzionamento della macchina fotografica, altri riportano di avere avuto problemi nel viaggio di ritorno a casa. Il personale del museo sostiene inoltre che Robert a volte cambi posizione e che si possano ancora sentire dei rumori e delle risate provenire dalla sua stanza.

Robert la bambola ha ispirato il film La Bambola Assassina, in cui la bambola protagonista si chiamava Chucky e custodiva l’anima di un assassino.

Key West è a 7 ore da casa mia e stiamo pensando di andarci presto. Credo proprio che andrò a trovare Robert… e non c’è dubbio che gli chiederò il permesso prima di fotografarlo!

A presto!

 

Thank You, Ruth!

Questa bella signora si chiama Ruth Wakefield ed è l’inventrice dei Cookies, quei bei biscotti croccanti con le gocce di cioccolato che fanno gola un po’ a tutti. Insieme al marito Kenneth gestiva un ristorante,  il “Toll House Inn” (in Massachusetts) , che comprarono nel 1930 e in cui Ruth si occupava della cucina. Era molto conosciuta per i suoi buonissimi dolci, specialmente per dei biscotti al burro con un particolare tipo di cioccolato, il Baker’s Chocolate” – un cioccolato adatto alle preparazioni da forno che si scioglie con la cottura.

Durante la preparazione dei suoi rinomati biscotti, Ruth si accorse di aver finito il Baker’s Chocolate e lo sostituì con dei pezzi di cioccolato semi-dolce della Nestlé, pensando che si sarebbero sciolti durante la cottura. Quando aprì il forno, con gran stupore, si accorse che quei pezzetti di cioccolato erano ancora lì ben visibili, per nulla sciolti, solo un po’ ammorbiditi. Non avendo un’ alternativa da servire quel giorno come dolce, propose ai suoi clienti questi biscotti. E di nuovo Ruth si stupì, questa volta nel vedere come quel piccolo “contrattempo” aveva appena dato alla luce uno dei dolci più richiesti nel suo ristorante… e successivamente in tutti gli Stati Uniti. Era nato il Chocolate Chip Cookie!

La Nestlé ebbe un grande profitto da questa invenzione, in quanto tutte le signore volevano cimentarsi in quella ricetta e per riprodurla fedelmente utilizzavano proprio quel cioccolato. Per rendere le cose più semplici (e più vantaggiose!) la Nestlé iniziò a produrlo in un formato adatto, creando le gocce di cioccolato che ancora oggi troviamo in qualsiasi supermercato e che da allora si chiamano Nestlé Toll House Semi-Sweet Morsels.Nestle Chocolate Chips

Nel retro della confezione troviamo la ricetta di Ruth, che rivelò alla Nestlé in cambio di una fornitura a vita di cioccolato!

Nestle Toll House Recipe

Io vi lascio questa ricetta:

Farina 00: gr 335
Burro a temperatura ambiente: gr 225
Zucchero di canna: gr 180
Zucchero semolato: gr 180
Bicarbonato di sodio: 1 cucchiaino piccolo
Sale: 1 cucchiano piccolo
Uova: 2 grandi
Estratto di vaniglia: 1 cucchiaino (oppure una bustina di vanillina)
Gocce o scaglie di cioccolato: gr 250

Personalmente credo che 360 g di zucchero siano davvero troppi… io userei 100 g di ciascun tipo.

Accendete il forno a 190 gradi. Rivestite una teglia con la carta forno.

Combinate gli ingredienti asciutti e metteteli da parte in un contenitore; in un altro contenitore usate un frullino e mescolate il burro, la vaniglia e lo zucchero (sia quello di canna che quello semolato) fino a ridurli ad una crema. Aggiungete le uova, un uovo alla volta e frullando molto bene tra l’uno e l’altro. Aggiungete ora gli ingredienti asciutti versandoli in piccole quantità e senza smettere di frullare. Mettete da parte il frullino e aggiungete le gocce di cioccolato, che incorporerete all’impasto usando un mestolo.

L’impasto sarà appena più denso di quello di una torta. Non aspettatevi la consistenza dei biscotti che si tagliano con le formine!

Se in casa fa caldo mettetelo in frigo per una mezzora.

Formate delle palline, come fossero polpette, di circa 3 – 4 cm di diametro e poggiatele nella teglia. Cuocetele per un tempo che va dai 9 agli 11 minuti. Le palline sciogliendosi con il calore si appiattiranno e i cookie saranno pronti quando avranno un colore appena dorato. Importantissimo: lasciateli raffreddare su una griglia sollevata dal piano d’appoggio, di modo che l’aria circoli anche sotto. Questo farà in modo che i vostri cookies risultino croccanti!

Cookie

Buon appetito e… a presto!

Cosa direbbe Freud?

Una cosa mi è subito saltata agli occhi, qui. La grandezza delle macchine!

Sono davvero imponenti. Ovviamente ci sono anche auto come quelle che siamo abituati a vedere in Europa, ma non sono la maggioranza. La grandezza media è quella di un SUV. L’americano ha un detto: “Go big or go home”, che in pratica vuol dire: o lo fai in grande o è meglio che te ne stai a casa. E questo, per loro, vale per ogni cosa.

Oltretutto qui si può immatricolare quasi qualsiasi cosa su ruote, quindi c’è gente che apporta modifiche incredibili alle proprie macchine. Mi è capitato di vedere la macchina dei Ghostbusters, un pickup su cui poggiava una baita in legno (vista in un campeggio), macchine regolari ma su ruote altissime, scassoni coi cerchi in lega dorati… insomma, la fantasia ha carta bianca. E non sai mai da dove sbucherà il prossimo SUV, visto che qui non esiste la corsia di sorpasso, ma si usa quella che si vuole senza regolare la velocità in base a dove si è.

Ogni tanto scatto una foto se ho il telefono a portata di mano, come questa:

TRUCK

Ed eccomi accanto ad una Ford 150. Mi sono messa in posa accanto per dare un’idea delle dimensioni:

FORD F150

Immaginatevi di dover parcheggiare ste macchine… ovviamente i posti auto sono immensi e per la maggior parte sono a spina di pesce, per facilitare le cose. Ma si trovano anche i parcheggi in parallelo come i nostri! Io una sudatina da panico me la farei!

E poi ci sono i monster trucks, quelli immensi:

MONSTER TRUCK

Su questo ci sono salita e mi hanno portato a fare un giro… o meglio: a sgommare in un campo pieno di ghiaia! Si saliva a bordo con una scala, ci si metteva la cintura e via a fare i buzzurri e sollevare polvere!!! TOP!

Un’altra passione americana è la religione. Badate, non esagero quando la definisco PASSIONE, ma questo meriterebbe un post a parte…

E cosa succede quando fede e motori si incontrano?

BIBLE DECOR

Ci si fa aerografare la Dodge con frasi della Bibbia, Gesù a cavallo e un fulmine dietro. Questa persona non s’è fatta mancare proprio niente!

Noi siamo molto più semplici in quanto ad automobili e questo vale un po’ per tutta l’Europa. A Tenerife, che è un po’ la mia seconda casa, ho trovato questa macchina dolcissima:

TENERIFE

“Non lavo la macchina perché sono canario ed amo la mia terra”

Per me vince su tutti!

A presto!